Il Piave

Dicembre 1917 - Grave di Ciano - posa reticolati

Sul Piave l'esercito austroungarico vide fallire per tre volte i suoi propositi: battaglie d'arresto, del Solstizio e di Vittorio Veneto.

Lì arginati dopo l'avanzata seguita a Caporetto, gli austroungarici avevano cominciato a riorganizzare il territorio invaso in vista dell'offensiva che avrebbe dovuto schiacciare l'Italia.

Nel 1918 Germania e Austria-Ungheria si erano liberate del complicatissimo fronte orientale, potendo rivolgere ad ovest il potenziale umano e bellico che fino a quel momento avevano impiegato contro la Russia.

Novembre 1917 - L'isola dei morti a Fagarè

La battaglia del Solstizio, giugno-luglio 1918, che vede nel Montello uno degli scenari più importanti, doveva essere la grande vittoria austroungarica. 
Sconfitta in questa battaglia l'Italia sarebbe crollata obbligando alla pace, forse, Francia, Gran Bretagna e, anche, Stati Uniti, da poco entrati in guerra. 

Tutto prometteva bene. I soldati si aspettavano di cogliere un successo facile, come quello ottenuto a Caporetto, ma l'offensiva ebbe un paio di colpi di scena: i cannoni italiani cominciarono a sparare prima di quelli austroungarici, merito del servizio informazioni italiano. Fu così che si colpirono i luoghi di ritrovo, scompaginando le truppe austroungariche.

 

24 Giugno 1918 - Nervesa

Secondo: passato il Piave, per una serie di mal calcolati cambi guardia tra i reparti italiani, gli austroungarici presero di slancio la parte prospiciente al Piave del Montello. Dopo questo successo ancora una volta si ripresentò un problema generale della guerra, ma peculiare della doppia monarchia: l'esaurimento della spinta in attacco. 

Dopo alcune buone azioni, gli assalti austroungarici si arenarono, incalzati dai contrattacchi italiani, sostenuti anche da reparti di arditi.

Così come per la Strafesxpedition, dopo una buona partenza, l'esercito imperialregio arranca, i ponti sul Piave vengono continuamente abbattuti da artiglieria e, soprattutto, dall'aviazione alleata. Le prime conquiste si rivelano una trappola: di fronte gli italiani, alle spalle il Piave. La facile vittoria divenne così una sconfitta, forse la più terribile, perché non preludeva a nessuna rivincita, ma soltanto ad una resistenza fatta giorno per giorno, contro gli italiani e la fame, in vista di una pace quanto mai incerta.