Il Ricordo

Locandina - dal Pasubio al Grappa

La vittoria della Prima Guerra Mondiale segnò in Italia la prevalenza del mito su ogni altro possibile racconto storico, così come l’arrivo al potere del Fascismo segnò l’impossibilità di una riflessione critica sul conflitto da poco concluso.

Battaglia del Montello
Manifesto in occasione del 6° anniversario della “battaglia del Montello XV-XXIII giugno MCMXVIII”. La battaglia del giugno 1918 è stata indicata però con diversi termini, come provano i documenti successivi.

Elemento fondamentale del mito è l’esaltazione dei soldati: il soldato semplice, il fantaccino, passa così dalla trincea al mito, dal fango alla gloria. George Mosse (Le guerre mondiali.

Dalla tragedia al mito dei caduti) parla di “culto dei caduti” ricordando l’idea della guerra come tappa di passaggio per i giovani nel processo di maturazione.

Il Messaggero
Prima pagina de "Il Messaggero" del 20 giugno 1918 in cui si utilizzano i termini "offensiva della fame".

Questi giovani che danno la loro vita per la patria non muoiono, restano.
“PRESENTE”. Così recita il motto fascista, visibile al sacrario di Redipuglia, uno dei luoghi dove si compirà nei decenni successivi un tipo di turismo di cui narra, quasi disgustato, già Carlo Salsa nel 1924 (Trincee. Confidenze di un fante): «Verranno ad inaugurare anche i monumenti, e il più famoso imboscato farà il discorso e tirerà in ballo tutto l’armamentario della professione».

Locandina - Visitate i campi di battaglia

I luoghi di commemorazione, sorti durante la guerra e alla sua immediata conclusione, sono insufficienti: nascono così i sacrari, luoghi della memoria attiva. Tra i primi, quello del Monte Grappa, inaugurato nel 1935 in cima ad uno dei luoghi più simbolici della guerra, il monte della Patria. Altro luogo simbolo è il Piave, il fiume sacro: sul Montello, a ricordo dei vent’anni della battaglia del Solstizio, il 19 giugno 1938 viene inaugurato il Sacrario di Nervesa.

Pagina del Libro sulla Battaglia del Solstizio
Apertura al capitolo "Il comando passa al popolo. XXIII giugno MCMXIX" dell'opera di Gabriele D'Annunzio Il sudore di sangue, in cui l’autore conia il nome di "battaglia del Solstizio".

Oltre al sacrario di Redipuglia, nel novembre del 1938 venne inaugurato anche quello di Asiago, al centro dell’Altopiano. L’importanza del fattore religioso nelle celebrazioni ideologiche nel primo dopoguerra è stato ben sottolineato da Jay Winter (Il lutto e la memoria.

La Grande Guerra nella storia culturale europea): è la religione a filtrare, nelle menti e nei cuori del popolo, l’idea celebrativa della guerra, il mito militare della Grande Guerra dei popoli, che era stata nel 1915 auspicata come “sola igiene del mondo”.

«Quando una cosa diventa usuale, non ci si fa più caso».

«Qui ci verranno dopo la guerra, a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io!».

«Ci saranno i cartelli-reclame degli alberghi di lusso!».

«Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna».

«Accoppalo, quel menagramo».

«Verranno ad inaugurare anche i monumenti, e il più famoso imboscato farà il discorso e tirerà in ballo tutto l’armamentario della professione. Poi andranno tutti a Gorizia, e ci faranno sopra una bella scorpacciata».

Se non mi sveglio io a incutere un po’ di rispetto, chissà dove vanno a finire queste lingue scomunicate.

Carlo Salsa, Trincee. Confidenze di un fante (Mursia 2013) pp. 100-101 – San Michele 1915